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NELL’ATTESA DI ESSERE MAMMA. Come prendersi cura di sé e del proprio figlio in gravidanza


 

COSA CAMBIA IN GRAVIDANZA

 

Dal momento in cui compare quella linea in più sul bastoncino, indipendentemente dal fatto che sia stata desiderata o meno, ti ritrovi improvvisamente con la quotidianità scombussolata: nausea, stanchezza, divieto di mangiare o bere questo e quello, gonfiore e tante altre meraviglie (ci sono davvero delle cose meravigliose e non solo fastidiose) che il tuo corpo ti fa provare. E così iniziano i giri dal ginecologo, i prelievi e le ecografie e forse inizi a sentirti una specie di incubatrice ambulante, tutti sembrano interessati al bambino, al tuo corpo e al fatto che tu stia bene; ma il punto è proprio questo: cosa vuol dire stare bene? È sufficiente che il corpo stia bene? Ha senso parlare e prendersi cura solo del corpo?

La nostra società, a partire da Cartesio in avanti, ci trasmette inconsapevolmente l’idea che mente e corpo sono due entità separate, in realtà sappiamo bene che le cose non stanno così; eppure, nelle strutture mediche viene spesso preso in carico il nostro corpo e non la nostra persona. Certo tutti i controlli del caso sono necessari e vanno fatti, sto però dicendo che tutto questo, da solo, non basta.

Quello che ti sta succedendo va ben oltre il corporeo: sei in continua evoluzione, proprio perché stai cambiando, ti stai preparando ad essere mamma e questo non solo vuol dire che ti dovrai prendere cura di un nuovo essere umano ma anche che il tuo ruolo all’interno della società sta mutando: passerai dall’essere figlia all’essere madre.

 

PREPARARSI ALLA NASCITA

 

Ti sei mai chiesta che genitore pensi di essere? Che cosa ti aspetti da te stessa? E ancora: ti sei mai fermata a pensare come vorresti che fosse tuo figlio o tua figlia? E come sarà nella realtà? Come sarà il suo carattere?

Il terapeuta che ti segue in questo particolare momento della tua vita avrà il ruolo di aiutarti a rispondere a queste domande (se sarà un’arte terapeuta potrai ad esempio “costruire” il tuo bambino e osservare che materiali hai scelto per lui) e farà da facilitatore di questi processi di cambiamento.

Durante la gravidanza si riattivano inoltre le relazioni di attaccamento che hai sviluppato durante la tua infanzia e un accompagnamento durante questa fase della tua vita dovrà aiutarti a prendere consapevolezza dei modelli di riferimento che hai avuto in passato per aiutarti, se necessario, a modificarli. L’uso dei materiali artistici permette di fare questo passaggio proprio perché questi modelli relazionali sono stati attivati in un periodo della vita antecedente all’utilizzo del linguaggio e sono dunque più facilmente esprimibili attraverso una modalità non verbale.

 

PAURE E SENTIMENTI AMBIVALENTI IN GRAVIDANZA

 

Non basta la cura del corpo perché, diciamocelo, ci sono dei sentimenti ambivalenti connessi all’idea di avere un bambino, detto con parole semplici “non è proprio tutto rose e fiori”; e cosa ce ne facciamo di quei pensieri, di quelle paure, di quei sentimenti ambivalenti o negativi connessi alla gravidanza e all’idea di diventare madre? Il primo passo è sicuramente riconoscerli, per poi esternarli, metterli in condivisione e “riporli” in un contenitore sicuro. In un percorso di arte terapia i temi difficili da nominare sono affrontati in modo simbolico, l’immagine/oggetto si prende la responsabilità di raccontare per te ciò che non osi dire. Allo stesso tempo è importante che impari a riconoscere le tue risorse positive, che magari non sai ancora di avere, e che ti permetteranno, come direbbe Winnicott, di essere “una madre sufficientemente buona”. Proprio per questo nei percorsi di arte terapia con donne in gravidanza è centrale lavorare sul concetto di corpo come contenitore buono.

Esistono diversi modi in cui puoi prenderti cura di tutta te stessa durante la gravidanza[1] e l’arte terapia è uno di questi modi; la caratteristica di questo approccio è quella di usare i materiali artistici (dai più comuni come pastelli, tempere, pennarelli a quei materiali “inusuali” che sono di recupero o provengono dalla natura) come mediatori tra pensieri ed emozioni e la realtà esterna, i materiali permettono insomma di comunicare la nostra realtà interna evitando le logiche dell’intelletto.

Usare i materiali artistici ti permette di ricontattare la tua “parte bambina”, di ritornare alla tua infanzia per recuperare la capacità di giocare con il tuo bambino e di immedesimarti in lui per capirne i bisogni.  I materiali artistici sollecitano la tua creatività nel momento della tua vita in cui in assoluto sei più creativa[2].

E i futuri papà? Non dimentichiamoci di loro! Durante l’attesa è bene che anche loro “lavorino” su di sé e sulle aspettative che hanno sul nascituro e sul ruolo che insieme a te ricopriranno (ricordatevi sempre che è riduttivo pensarvi come mamma e papà ma che siete una famiglia e dovrete trovare un modo di agire in sincronia).

 


[1] ci sono ad esempio i corsi preparto che prevedono degli incontri con uno psicologo

[2] Intendo qui la definizione letterale di creatività intesa come capacità di generare qualche cosa che prima non c’era.